TAVERNELLE
IERI
È
fuor di dubbio che la borgata di Tavernelle sia sorta con uno scopo
ben preciso. Lo manifestano gli edifici allineati parallelamente
alla strada maestra Vignola-Marano; si evidenzia dalla tipologia
delle costruzioni, caratterizzate da portici sul fronte stradale.
Gli archi, scomparsi oppure murati nel corso del tempo, sono ancora
leggibili all'interno della casa Scheri e della casa di Primo Azzani:
le uniche autentiche superstiti di quel lontano Seicento, quando
il consiglio della comunità di Campiglio, col beneplacito
dei feudatari Rangoni, decise di spostare il mercato dei filugelli,
o bachi da seta, dalla sommità ai piedi del colle. Fu dunque
una scelta imposta dalla necessità, dettata dai nuovi tempi
che richiedevano strade più sicure e più veloci per
il movimento delle persone e per i loro scambi.
La strada della Mora, antica di secoli, che metteva in comunicazione
la piana con il castello di Campiglio, era impervia e disagevole
per il trasporto merci. Le botteghe di Tavernelle, cioè quei
portici con archi a tutto sesto, per la loro dislocazione su l'
unica direttiva statale non più crinale che da Vignola portava
alla montagna, divennero luogo di sosta, di scambio e di aggregazione.
Il loro decadere come luogo di mercato fu causato essenzialmente
dalla crescente fortuna di Vignola, che, per un complesso di cause,
sia geografiche che storiche - in modo speciale con la presenza
dei Contrari, e più tardi dei Boncompagni - diventò
capitale di contea, poi di marchesato, quindi nucleo propulsivo
di insediamento e di conseguente importante centro di commerci.
Il mulino sorse per concessione dei feudatari marchesi Rangoni,
nella seconda metà del seicento, a la "Tavarnèla",
in sostituzione di quello "rovinato" come si deduce e si legge in
un disegno a colori, non datato, dell'Archivio di Stato di Modena.
Alla sua molitoria accedevano d'obbligo gli abitanti di Villabianca
e di Denzano, feudi dell'antica nobile casata modenese. Con quattro
spioventi, su una superfice di 500 metri quadrati , con i suoi muri
perimetrali meridionali di 80 centimetri, con il suo primo piano
dai volti a crociera di 5 metri di altezza, le scale ampie, rende
testimonianze di capacità costruttiva e di grande sforzo
di lavoro e di sacrificio che nobilita la piccola comunità
di Campiglio e il suo microcosmo. Sul lato ovest del molino una
vasta cavità quasi semicircolare raccoglieva le acque del
canale che, azionate da un giuoco di paratoie in legno, riempivano
o svuotavano al bisogno la grande vasca. Era la nostra "vascola".
Attraverso bocche arcuate, le acque del bacino compivano un salto
imponente, da cui sprigionava l'energia azionante le macine.
Il letto del canale, invece, passante al quadrivio del "crocialetto"
sotto la strada -"viazza" - seguiva una sua propria direzione; incontrava
le paratoie e con un salto , della stessa altezza di cui sopra,
fuoriusciva e fuoriesce dal mulino per proprio conto.
Le acque propulsive delle macchine, invece, dopo un salto di 5 metri,
attraverso una condotta sotterranea tutta in muratura e ad altezza
d'uomo, seguivano anche altro percorso, passando sotto le cantine
dell'edificio; con uscita propria, si immettevano nel canale di
Marano a cielo aperto.
La grande vasca, raccoglitrice delle acque per il mulino, per 250
anni è stata l'antisegnana delle piscine attuali.Nelle sue
acque hanno dato prova di nuoto e di abilità tutte le generazioni
della Borgata e dei dintorni.
Il toponimo dialettale "Tavarnèla" induce a pensare che,
prima ancora dello spostamento del mercato del Pavaglione, ivi esistesse
già una "taberna", punto di ristoro e di sosta. Con il mercato
del filugello l'osteria divenne un bene della comunità di
Campiglio, e tale rimase per tutto il periodo della casata di Napoleone
in Italia.
Infatti nel 1800 l'oste Franchini presenta al consiglio della Comunità
l'elenco dei danni materiali causati al locale ed alle suppellettili
dalla presenza di ufficiali cisalpini, dai diverbi che tale presenza
faceva nascere e da spese fatte da ussari francesi.
Con l'unità d'Italia venne attrezzato a beneficio di tutti
il pozzo per l'acqua potabile, nonchè un fosso, le cui acque
provenivano dal canale e dalla vascola: scorrendo sul lato destro,
a fianco della strada, costituivano prezioso anche se rudimentale
lavatoio pubblico.
A tutto l'Ottocento un unico forno era sufficiente al fabbisogno
della Borgata. Col nuovo secolo le famiglie abbienti se lo costruiranno
in proprio, mentre alcuni edifici saranno ristrutturati. Alla torre
colombaia Rangoni, divenuta proprietà Martuzzi e Ripandelli,
si aggregherà uno dei sette caseifici presenti nel territorio
vignolese al 1930.
Oggi la torre colombaia si innalza ancora solida e dignitosa dal
nuovo rettilineo stradale della tangenziale di Tavernelle; accorpa
il suo manto in coppi ed il suo cordolo in cotto ai tetti del vecchio
mulino e della trattoria del "Moretto", e con la sua presenza centenaria
dona al contesto ambientale dignità e rispetto.
Augusta
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