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TAVERNELLE IERI

È fuor di dubbio che la borgata di Tavernelle sia sorta con uno scopo ben preciso. Lo manifestano gli edifici allineati parallelamente alla strada maestra Vignola-Marano; si evidenzia dalla tipologia delle costruzioni, caratterizzate da portici sul fronte stradale.
Gli archi, scomparsi oppure murati nel corso del tempo, sono ancora leggibili all'interno della casa Scheri e della casa di Primo Azzani: le uniche autentiche superstiti di quel lontano Seicento, quando il consiglio della comunità di Campiglio, col beneplacito dei feudatari Rangoni, decise di spostare il mercato dei filugelli, o bachi da seta, dalla sommità ai piedi del colle. Fu dunque una scelta imposta dalla necessità, dettata dai nuovi tempi che richiedevano strade più sicure e più veloci per il movimento delle persone e per i loro scambi.
La strada della Mora, antica di secoli, che metteva in comunicazione la piana con il castello di Campiglio, era impervia e disagevole per il trasporto merci. Le botteghe di Tavernelle, cioè quei portici con archi a tutto sesto, per la loro dislocazione su l' unica direttiva statale non più crinale che da Vignola portava alla montagna, divennero luogo di sosta, di scambio e di aggregazione.Ciò che resta del canale di derivazione della vascola, ora coperto;
con un salto di m. 5,25, le sue acque muovevano la turbina (foto Paolo Garuti)
Il loro decadere come luogo di mercato fu causato essenzialmente dalla crescente fortuna di Vignola, che, per un complesso di cause, sia geografiche che storiche - in modo speciale con la presenza dei Contrari, e più tardi dei Boncompagni - diventò capitale di contea, poi di marchesato, quindi nucleo propulsivo di insediamento e di conseguente importante centro di commerci.
Il mulino sorse per concessione dei feudatari marchesi Rangoni, nella seconda metà del seicento, a la "Tavarnèla", in sostituzione di quello "rovinato" come si deduce e si legge in un disegno a colori, non datato, dell'Archivio di Stato di Modena.
Alla sua molitoria accedevano d'obbligo gli abitanti di Villabianca e di Denzano, feudi dell'antica nobile casata modenese. Con quattro spioventi, su una superfice di 500 metri quadrati , con i suoi muri perimetrali meridionali di 80 centimetri, con il suo primo piano dai volti a crociera di 5 metri di altezza, le scale ampie, rende testimonianze di capacità costruttiva e di grande sforzo di lavoro e di sacrificio che nobilita la piccola comunità di Campiglio e il suo microcosmo. Sul lato ovest del molino una vasta cavità quasi semicircolare raccoglieva le acque del canale che, azionate da un giuoco di paratoie in legno, riempivano o svuotavano al bisogno la grande vasca. Era la nostra "vascola".
Attraverso bocche arcuate, le acque del bacino compivano un salto imponente, da cui sprigionava l'energia azionante le macine.
Il letto del canale, invece, passante al quadrivio del "crocialetto" sotto la strada -"viazza" - seguiva una sua propria direzione; incontrava le paratoie e con un salto , della stessa altezza di cui sopra, fuoriusciva e fuoriesce dal mulino per proprio conto.
Le acque propulsive delle macchine, invece, dopo un salto di 5 metri, attraverso una condotta sotterranea tutta in muratura e ad altezza d'uomo, seguivano anche altro percorso, passando sotto le cantine dell'edificio; con uscita propria, si immettevano nel canale di Marano a cielo aperto.
La grande vasca, raccoglitrice delle acque per il mulino, per 250 anni è stata l'antisegnana delle piscine attuali.Nelle sue acque hanno dato prova di nuoto e di abilità tutte le generazioni della Borgata e dei dintorni.
Il toponimo dialettale "Tavarnèla" induce a pensare che, prima ancora dello spostamento del mercato del Pavaglione, ivi esistesse già una "taberna", punto di ristoro e di sosta. Con il mercato del filugello l'osteria divenne un bene della comunità di Campiglio, e tale rimase per tutto il periodo della casata di Napoleone in Italia.
Infatti nel 1800 l'oste Franchini presenta al consiglio della Comunità l'elenco dei danni materiali causati al locale ed alle suppellettili dalla presenza di ufficiali cisalpini, dai diverbi che tale presenza faceva nascere e da spese fatte da ussari francesi.
Con l'unità d'Italia venne attrezzato a beneficio di tutti il pozzo per l'acqua potabile, nonchè un fosso, le cui acque provenivano dal canale e dalla vascola: scorrendo sul lato destro, a fianco della strada, costituivano prezioso anche se rudimentale lavatoio pubblico.
A tutto l'Ottocento un unico forno era sufficiente al fabbisogno della Borgata. Col nuovo secolo le famiglie abbienti se lo costruiranno in proprio, mentre alcuni edifici saranno ristrutturati. Alla torre colombaia Rangoni, divenuta proprietà Martuzzi e Ripandelli, si aggregherà uno dei sette caseifici presenti nel territorio vignolese al 1930.
Oggi la torre colombaia si innalza ancora solida e dignitosa dal nuovo rettilineo stradale della tangenziale di Tavernelle; accorpa il suo manto in coppi ed il suo cordolo in cotto ai tetti del vecchio mulino e della trattoria del "Moretto", e con la sua presenza centenaria dona al contesto ambientale dignità e rispetto.

Augusta Redorici