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TAVERNELLE OGGI

In questi ultimi anni, per iniziativa di un gruppo di amici capeggiati dal cavalier Augusto Pastorelli e la partecipazione fattiva di un operoso comitato di giovani residenti, Tavernelle sta riprendendo il suo antico ruolo di centro di aggregazione sociale.
Nel 1988, in un'atmosfera di grande entusiasmo, si svolse il primo raduno dei nativi della borgata, con tanto di pergamena ricordo e medaglia commemorativa.
Nello stesso anno fu rinnovata la struttura della nicchia della Madonna di Loreto, protettrice della Borgata, e, dopo decenni di silenzio, venne ripresa la centenaria festa "di balòs e di lumégh", in coincidenza con la terza domenica del mese di ottobre. La curiosa denominazione della sagra rivela facilmente la sua origine in un mondo in cui la povertà e la miseria erano la norma quotidiana del vivere, e il buio precoce delle giornate autunnali poteva esser vinto da un'arcaica fiabesca illuminazione; sugli antichi - scomparsi - muri paralleli alla strada maestra, dentro gusci vuoti di chiocciole - promossi al rango di gratuiti portalumi - numerose e minuscole fiammelle illuminavano le giovinezze, e i lumi veneziani alle finestre coloravano le case e brillavano nei cuori.
La tangenziale costruita nel 1972 ha ferito inesorabilmente i campi dei "padroni", del Mulino, della Rézza, ma ha liberato la piazzetta della Borgata da un transito veicolare che la soffocava senza sosta. Qui, in una pace quasi incredibile, in occasione dell'annuale festa di ottobre e col volontario contributo manuale ed organizzativo di tutti gli abitanti, si svolgono gincane, gare per i bambini, altre competizioni dotate di premi e ricordi, mentre un più pretenzioso "palio delle contrade" riunirà, negli anni venturi, i nuclei della centenaria parrocchia di Campiglio.
Il progresso ed il benessere (tanto a lungo desiderato, inseguito e raggiunto) hanno fatto sì che della vecchia "Tavarnela" - fra le ristrutturazioni già effettuate e quelle in atto per le case che testimoniavano le origini della Borgata - ben poco rimanga; resistono ancora, dell'antico, la casa di Primo Azzani, la "Torre del sale" con l'ex caseificio, il troncone del "caminèl", il Mulino e l'invaso dell'ex centralina.

Augusta Redorici